Ridurre la bimodalità ottimizzando i tempi di trattamento nell’Astronaut

L’importanza dell’efficienza dei sistemi automatici di mungitura continua ad aumentare. L’allevatore vuole produrre più latte possibile per robot oltre ad una buona salute delle mammelle. Per questi motivi, ogni mungitura deve essere efficiente. La chiave di una buona mungitura è rimuovere il latte dagli alveoli e dalla cisterna in maniera delicata, senza danneggiare la mammella o infettare il quarto. La bimodalità può influenzare sia l’efficienza del robot che la salute delle vacche.

Mungitura

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Produzione e immagazzinamento del latte

Il latte viene sintetizzato dalle cellule degli alveoli (vedi figura 1) e prima si accumula negli alveoli stessi, poi scorre lungo i dotti del latte per essere immagazzinato per circa il 20% nella cisterna della mammella. Il latte nella cisterna della mammella fuoriesce con l’azione del vuoto prima che la mammella inizi attivamente l’eiezione del latte. Per la fuoriuscita del restante 80% del latte stoccato negli alveoli, è necessaria invece la pre-stimolazione. Uno stimolo tattile delle terminazioni nervose del capezzolo, come il vitello che succhia o le spazzolate, stimola il cervello della vacca a rilasciare ossitocina, che stimola il riflesso di eiezione del latte, per cui il latte scorre tramite i dotti del latte in direzione delle cisterne e dei capezzoli.

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Figura 1. anatomia di un quarto

Bimodalità

Quando la stimolazione non è sufficiente, oppure le tettarelle vengono agganciate troppo presto, avverrà un flusso bimodale (figura 2): il latte immagazzinato nella cisterna esce subito dalla mammilla ma poi passa del tempo prima che lossitocina agisca e permetta l’eiezione del restante 80% di latte negli alveoli. Il tempo che occorre tra l’inizio della stimolazione e l’eiezione lattea è chiamato periodo latente. La durata di questo periodo può variare a seconda della durata e della forza dello stimolo applicato, dal grado di riempimento della mammella e dale circostanze in cui avviene la mungitura. Ricerche effettuate suggeriscono di attendere 60-90 secondi tra il primo contatto con la mammilla e l’aggancio delle tettarelle. L’efficienza della mungitura si identifica con la produzione di latte per il tempo speso nel robot. Se il flusso è bimodale, è anche lento, quindi inefficiente. Oltre a ciò, il capezzolo è sollecitato dal vuoto, che provoca disagio all’animale. Questo periodo di applicazione del vuoto senza flusso di latte espone quindi il capezzolo al rischio di danneggiamento.

 

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Figura 2: spiegazione pratica della bimodalità: latte della cisterna (in rosa) e latte negli alveoli (grigio). E‘ un flusso bimodale per la presenza di un gap nel flusso tra rilascio del latte in cisterna e rilascio del latte negli alveoli.

Perchè vogliamo minimizzare la bimodalità

La bimodalità è una limitazione per l’efficienza della mungitura: c’è scarso rilascio di latte, la mammella è meno piena e quindi più sgonfia. Di conseguenza, le tettarelle possono risalire ed aumenta il vuoto sulla punta del capezzolo, anche di 20 o più kPa. Inoltre, i capezzoli sono esposti interamente al vuoto del sstema (43-44 kPa) vedi figura 3. Questo risulta in accumulo di sangue e di edema nel capezzolo e disagio per l’animale.

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Figura 3: misurazione dinamica (Vadia) che mostra una mungitura bimodale (in verde il vuoto del latte, in blu il vuoto alla punta del capezzolo dello stesso quarto)

La bimodalità è associata a una produzione di latte inferiore (Sandrucci et al., 2007; Dodenhoff et al., 1999) ed anche a un aumento di rischio per la salute della mammella. Il capezzolo è la prima linea di difesa contro i batteri, da qui l’importanza di mantenerlo in salute. Durante la fase bimodale, la tettarella si apre e chiude senza che esca latte, potenziale rischio di danno al capezzolo (Ingalls, 2001).

Ottimizzare la mungitura: approccio pratico

Per iniziare bisogna assicurarsi che il robot di mungitura sia ben manutenuto e impostato, punto di partenza per poter aggiustare le impostazioni in accordo con le esigenze degli animali e, in un secondo momento, con gli obiettivi dell’allevatore, vedi figura 4.

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Figura 4: piramide dell’ottimizzazione della mungitura

Mungere al momento giusto. Non consentire l’accesso alla mungitura se sono passate meno di 6 ore dalla mungitura precedente o se la vacca non ha ancora maturato almeno 8 kg di latte in mammella. L’obiettivo è di avere meno del 3% degli animali con intervalli di mungitura inferiori a 6 ore. Assicurarsi che le spazzole puliscano e stimolino correttamente i capezzoli, ovvero che si muovano nella giusta posizione. Controllare i tempi di latenza: cronometrare i secondi che passano dal primo contatto coi capezzoli all’aggancio delle tettarelle. Passano almeno 60 secondi in vacche munte 2 volte al giorno e 90 secondi se munte 3 o più volte? Un pre-trattamento di 2x3 spazzolate per capezzolo è raccomandato per assicurare una buona pulizia e stimolazione, 2x4 con Astronaut A5. Il tempo di spazzolata allunga i tempi di trattamento, ma il miglioramento dell’eiezione lattea velocizzerà il processo di mungitura. Durante la mungitura, anche la stimolazione degli altri sensi dell’animale può influenzare l’eiezione lattea: suoni, immagini, distribuzione di concentrato avvisano la vacca che la mungitura è imminente (riflesso condizionato, o di Pavlov). L’adrenalina viceversa gioca un ruolo negativo nella mungitura, restringendo i vasi sanguigni e così inibendo l’eiezione del latte, per questo è importante evitare gli stress in stalla. 

Per avere una mungitura efficiente è importante focalizzarsi sulle esigenze della vacca e dell’allevatore, senza mai influenzare negativamente il benessere degli animali e la salute dei capezzoli. Qui interviene il lavoro del consulente per la gestione dell’allevamento robotizzato, che aiuta a trovare il giusto equilibrio tra tutte queste esigenze.

 

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